Per la rubrica «La maledizione di Adamo» - dedicata al tema del “lavoro” nelle sue articolazioni contemporanee, Lorenzo Feltrin (Global Project) ha tradotto un articolo del Class Inquiry Group, che apre il primo numero della rivista online britannica Notes from Below1. Gli autori si rifanno all’operaismo italiano, proponendosi di aggiornarlo e rafforzarlo incorporandovi la nozione di “composizione sociale”, teorizzata da Seth Wheeler e Jessica Thorne. Si tratta di uno strumento analitico volto a includere le sfere della riproduzione e della circolazione nell’analisi della composizione di classe, utile a nostro parere per la realizzazione di “inchieste operaie” oggi.

1. Perché l’inchiesta operaia?

L’inchiesta operaia è un approccio che combina produzione di saperi e organizzazione politica. Si pone l’obiettivo di creare conoscenza sul lavoro, lo sfruttamento, le relazioni tra classi e il capitalismo dalla prospettiva dei lavoratori stessi. Ci sono due forme di inchiesta operaia2. La prima è l’inchiesta “dall’alto”, che usa le tradizionali metodologie di ricerca per accedere al posto di lavoro. La seconda è l’inchiesta “dal basso”, basata sul metodo della “conricerca”3, in cui sono gli stessi lavoratori a condurre il processo di produzione del sapere. In presenza delle condizioni necessarie, l’inchiesta dal basso è nettamente preferibile.

La conoscenza prodotta da entrambe queste forme di inchiesta è utile non solo per capire il capitalismo, ma anche per organizzarsi contro di esso. Ecco perché Notes from Below costituisce una piattaforma per le voci e le esperienze dei lavoratori in lotta contro lo sfruttamento capitalista. Vogliamo radicare il nostro progetto politico nella prospettiva della working class4, contribuire a far circolare e crescere le lotte e a costruire rapporti di forza che permettano ai lavoratori di agire in prima persona e per i propri obiettivi. Ci sono due ragioni per le quali ci concentriamo sul lavoro. In primo luogo, esso è centrale per la prospettiva di classe. Dal punto di vista del lavoratore individuale, è difficile capire come il lavoro riproduca quotidianamente il capitalismo. Ma i lavoratori sanno intuitivamente che, se smettessero di lavorare, tutto si fermerebbe. Collettivamente, i lavoratori compiono funzioni essenziali in differenti fasi della produzione e della circolazione. Sulla base di questa posizione, la classe può sviluppare una prospettiva unica. Tale prospettiva riflette l’esperienza diretta dello sfruttamento capitalista e ci indirizza verso le forme di lotta che possono distruggerlo. Una rivoluzione vittoriosa deve partire dal basso. In secondo luogo, il capitalismo dipende completamente dal lavoro. Senza lavoro, non c’è né produzione di nuovo valore né modo di produzione capitalista. La relazione di classe espressa nel lavoro è fondamentale per analizzare la società. Ma per capire il capitalismo è anche necessario andare oltre la comprensione della relazione di classe. Il lavoro è la sola relazione in cui i lavoratori producono plusvalore, ma non è la sola fonte di oppressione sociale. Dobbiamo quindi considerare tutti gli aspetti della vita dei lavoratori. Tuttavia, pensiamo che sia un errore abbandonare il lavoro come terreno di lotta primario5. Per questo, proponiamo di tornare a resistere, analizzare e organizzare sul posto di lavoro. Non in opposizione ad altri progetti, ma con l’intento di rinnovarli e rafforzarli con nuove esperienze. L’inchiesta operaia è il metodo per cominciare a mettere in pratica questo proposito, partendo dall’esperienza concreta dello sfruttamento capitalista.

2. Perché la composizione di classe?

Lo sfruttamento capitalista non è un’idea astratta; esso prende sempre forme particolari e materiali. Il capitalismo si trasforma tramite la lotta di classe, sviluppando nuovi processi lavorativi e tecnologie, movimenti globali di persone e capitali e settori economici. Il terreno della lotta di classe muta, e con esso cambia la classe stessa. Dobbiamo analizzare questo terreno per scoprire dove il capitale è debole e dove i lavoratori sono forti. Quali sono i rapporti di forza? Come passare all’offensiva? Possiamo scoprirlo solo nella lotta stessa. L’inchiesta operaia, quindi, non fa luce solo sui mutamenti delle forme del lavoro, ma anche sui mutamenti delle forme di lotta.

Gli operaisti italiani avevano un’espressione per indicare queste mutevoli forme del lavoro e delle lotte: “composizione di classe”. La composizione di classe si divideva in due aspetti. Il primo è la “composizione tecnica”, ovvero la specifica organizzazione materiale della forza-lavoro tramite le relazioni sociali lavorative. È composto di fattori quali l’impiego di tecnologie, le tecniche di management e la progettazione generale del processo lavorativo. Il secondo aspetto è quello della composizione politica, che deriva dalla composizione tecnica. Si tratta qui dell’autorganizzazione della classe come forza di lotta. Ciò comprende fattori quali le tattiche di resistenza sul posto di lavoro, le forme organizzative dei lavoratori e le espressioni politiche della lotta di classe. La composizione tecnica è la base su cui si appoggia la composizione politica, ma il passaggio dalla prima alla seconda non è né automatico né prevedibile. Si tratta piuttosto di uno sviluppo interno, di una crescita politica che porta a un balzo in avanti. Tale balzo definisce in ultima istanza la prospettiva politica della classe.

L’approccio della composizione di classe è una griglia concettuale che serve ad analizzare i risultati dell’inchiesta operaia. Possiamo così esaminare il contenuto del lavoro e connetterlo alla resistenza contro di esso. Per questo è necessario studiare il processo lavorativo e quello che Marx chiamava il “segreto laboratorio della produzione”, riferendosi al posto di lavoro. Di solito non vediamo che cosa succede dietro quelle porte chiuse. L’inchiesta operaia ci dà una porta d’ingresso al “laboratorio segreto” in cui, secondo Marx, “si vedrà non solo come produce il capitale, ma anche come lo si produce. Finalmente ci si dovrà svelare l’arcano della fattura del plusvalore”. Il segreto che Marx rivela ne Il Capitale è che, nel capitalismo, il lavoro produce il plusvalore. La composizione di classe rivela un altro segreto: come i lavoratori possono trasformarsi in forza politica.

Marx sottolinea l’importanza del processo lavorativo, ed è utile tornare alla sua definizione: “I momenti semplici del processo lavorativo sono la attività conforme allo scopo, ossia il lavoro stesso; l’oggetto del lavoro; e i mezzi di lavoro”. A ciò possiamo aggiungere le diverse relazioni rispetto alla forma-salario, al lavoro, agli altri lavoratori, ai mezzi di produzione e al prodotto. Si veda Kolinko per una disamina di questi diversi elementi6. Tramite tali categorie, possiamo differenziare tra diversi tipi di lavoro e analizzare le loro modalità organizzative. Ecco dunque le fondamenta della composizione tecnica.

Troppo spesso, però, l’analisi del lavoro si concentra sui dettagli del processo lavorativo escludendo l’esperienza dei lavoratori. Tale esperienza non è un mistero, tutti i lavoratori la vivono quotidianamente. L’analisi della composizione di classe parte dalla composizione tecnica, ma non deve fermarsi lì. Il nostro obiettivo non è capire il lavoro, ma contribuire alla lotta contro di esso. Per questo è necessaria l’analisi della composizione politica.

3. Perché la composizione “sociale”?

Non vogliamo semplicemente riapplicare oggi i concetti dell’operaismo italiano. Quest’ultimo è un’importante fonte di ispirazione e ci dà potenti strumenti teorici, ma per usarli efficacemente dobbiamo aggiornali. Con Battaggia, crediamo che “Il modo migliore per difendere l’operaismo, oggi, è quello di superarlo”7. Dobbiamo quindi attualizzare l’analisi della composizione di classe. Le nostre proposte mirano a valorizzare i punti di forza di questo approccio, ma vogliono anche modificarlo.

In particolare, riteniamo che le precedenti analisi della composizione di classe abbiano considerato i lavoratori e le loro forme di resistenza esclusivamente per quanto riguarda il posto di lavoro. Eppure, i lavoratori vengono costituiti in classe sociale prima di essere impiegati dal capitalista. Prima di dover vendere il loro tempo, essi vengono espropriati dai mezzi di produzione. Tutta una serie di lotte politiche al di là del salario sono legate a questa condizione. Esse concernono il welfare, le migrazioni e le frontiere, l’abitare e l’affitto, e via dicendo. A nostro parere, le analisi che si limitano alla sola composizione tecnica lasciano fuori dal campo visivo gli ambiti sociali esterni al posto di lavoro, rendendoli a loro volta “laboratori segreti”. Per questo proponiamo una terza dimensione: la composizione sociale.

Per spiegare questa idea, dobbiamo tornare rapidamente a Marx. Marx definisce il capitale come denaro che si trasforma in più denaro, come espresso dalla formula Denaro-Merce-Denaro’ (D-M-D’), comprare per vendere. Nel capitalismo, questo significa un aumento della magnitudine di valore tramite l’aggiunta di plus-valore. Quest’ultimo è creato dallo sfruttamento della forza-lavoro nel processo lavorativo. Marx pone quindi D-M-D’ come la formula generale del capitale. Ecco come si prepara all’analisi del “segreto laboratorio della produzione”, dove si trova la composizione tecnica.

Tuttavia, Marx indica anche un’altra forma di circolazione delle merci: vendere per comprare. Questo circuito è espresso dalla formula Merce-Denaro-Merce (M-D-M). I lavoratori (che non hanno altra merce da vendere se non la loro forza-lavoro) vendono il loro tempo per un salario, che usano per comprare le merci che necessitano e desiderano per vivere.

Quindi se D-M-D’ è la formula generale del capitale, che cos’è M-D-M? È la formula generale della riproduzione della classe. I lavoratori vendono la loro forza-lavoro per un salario tramite il processo lavorativo. Dopodiché scambiano il loro salario con le merci necessarie per riprodurre la loro forza-lavoro, altrimenti dette mezzi di sussistenza. Queste merci si trasformano poi nuovamente in forza-lavoro – e così il ciclo ricomincia.

La forma-merce domina la società capitalista. Possiamo usare la forma della sua circolazione nella formula generale della riproduzione della classe per mappare le relazioni sociali dei lavoratori oltre il lavoro. Tuttavia, fino ad ora, l’analisi della composizione di classe non è stata in grado di comprendere i lavoratori fuori dal posto di lavoro. Quando i lavoratori si riprendono dall’esperienza del lavoro, essi sono un mistero. Una volta fuggiti dalla propria composizione tecnica, rientrano nelle griglie dell’analisi della composizione di classe solo se decidono di agire politicamente, invece di fare la spesa, mangiare, rilassarsi o dormire. Queste attività riproduttive sono così comprensibili solo dalla prospettiva di coloro che le producono, o solo dal momento in cui il lavoratore “riprodotto” comincia di nuovo il turno. Crediamo sia possibile aggiornare l’approccio della composizione di classe per tener conto della riproduzione. È questa l’utilità del concetto di composizione sociale.

La composizione sociale si affianca alla composizione tecnica prima del balzo nella composizione politica. La composizione sociale è la specifica organizzazione materiale dei lavoratori nella società di classe attraverso le relazioni sociali del consumo e della riproduzione. La formula generale della riproduzione della classe ci permette di tracciare i confini tra i diversi aspetti della composizione di classe.

La composizione sociale è innanzitutto un modo per capire come il consumo e la riproduzione costituiscano una parte della base materiale della composizione politica. Essa include fattori come: dove abitano i lavoratori e in quali condizioni, la divisione di genere del lavoro, i pattern migratori, il razzismo, le infrastrutture comunitarie e via dicendo. L’operaismo si è occupato principalmente dei lavoratori impiegati nella produzione di merci, la cui forza-lavoro è sfruttata per la creazione di plusvalore. La composizione sociale ci permette di estendere la logica dell’analisi della composizione di classe a tutta la classe, includendo i disoccupati e i lavoratori non direttamente impiegati nella produzione della forma-valore capitalista. Lavoratori produttivi e improduttivi appartengono alla stessa classe. Sono esclusi dal controllo dei mezzi di produzione, vendono la loro forza-lavoro per sopravvivere e il loro lavoro riproduce la società capitalista. L’analisi della composizione di classe è radicata nella prospettiva working class sul lavoro, non nella prospettiva capitalista della produttività.

4. Che ce ne importa?

La nostra versione della composizione di classe intende il balzo nella composizione politica a partire dalla composizione tecnica e dalla composizione sociale. La lotta di classe sul posto di lavoro emerge dalla vita dei lavoratori nella sua interezza. Il nostro quadro teorico aggiornato tiene conto di questi fattori.

La composizione di classe è quindi una relazione materiale costituita da tre assi: il primo è l’organizzazione della forza-lavoro in working class (composizione tecnica); il secondo è l’organizzazione della classe nella società di classe (composizione sociale); il terzo è l’autorganizzazione della classe in forza di lotta (composizione politica). In tutti e tre gli assi, la composizione di classe è al contempo prodotto e produttrice di lotte sulle relazioni sociali del modo capitalista di produzione. La transizione dalla composizione tecnica/sociale alla composizione politica è il balzo che definisce la prospettiva politica della classe.

Vogliamo testare e affinare il nostro nuovo quadro teorico per l’analisi della composizione di classe in Notes from Below. Dobbiamo cominciare, come argomentato da Marx, da una conoscenza esatta e positiva delle condizioni in cui la working class – la classe a cui appartiene il futuro – lavora e si muove. Tale conoscenza è l’unica piattaforma appropriata per far avanzare la lotta di classe verso forme più sviluppate di autorganizzazione. Per dirla con Ed Emery: niente politica senza inchiesta!8


  1. http://notesfrombelow.org/article/workers-inquiry-and-social-composition 

  2. http://www.generation-online.org/t/vittorio.htm 

  3. http://www.ephemerajournal.org/contribution/notes-framing-and-re-inventing-co-research 

  4. Nota del traduttore: uno dei problemi semantici dell’italiano sta nel fatto che è difficile slegare l’espressione “classe operaia” da un richiamo a un’inattuale centralità della fabbrica e da una reificazione della classe come basata su un processo produttivo concreto invece che su una relazione sociale di esclusione dai mezzi di produzione. L’inglese “working class”, invece, indica più efficacemente la necessità di vendere la propria forza-lavoro per vivere. Per questo ho deciso di mantenere l’espressione inglese o di usare semplicemente “classe”, sottintendendo “operaia”. 

  5. Nota del traduttore: a questo proposito, mi permetto di esprimere il mio scetticismo sull’utilità di stabilire gerarchie tra terreni di lotta “primari” (qui, come spesso capita, lavoro/anticapitalismo) e “secondari” (razza/antirazzismo, genere/antisessismo, etc.). 

  6. https://www.nadir.org/nadir/initiativ/kolinko/engl/e_klazu.htm 

  7. http://www.autistici.org/operaismo/PrimoMaggio/La%20rivista/Primo%20Maggio%20%2314.pdf 

  8. http://notesfrombelow.org/article/no-politics-without-inquiry 


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